L'animatore: talent scout...

Chi è l’animatore di un gruppo ministranti? Già in un'altra sezione del nostro sito abbiamo voluto riportare alcune sue caratteristiche. Certamente egli è un ragazzo/a che sa che il suo compito non si esaurisce semplicemente nell’organizzazione e nelle prove di servizio. Il suo compito è quello di valorizzare i doni e la generosità dei ragazzi del suo gruppo, è un facilitatore dei rapporti tra di loro, che trascina con l’esempio prima ancora che con le parole o con qualche attività particolare.
Non potrebbe essere altrimenti poiché un gruppo ministranti è un gruppo vocazionale nel senso più profondo del termine. Ognuno di noi ha una vocazione, un posto particolare nella Chiesa e nel mondo che lo fa “sentire a casa”, che contribuisce alla realizzazione del progetto di Dio su ciascuno. Ce lo hanno ricordato i vescovi nel documento “Nuove vocazioni per una nuova Europa” che ci aiuta  a riscoprire questa dimensione vocazionale che abbraccia tutta la nostra vita. 
In un gruppo ministranti ci alleniamo, vivendo a ritmo di dono, a scoprire i talenti che possediamo e a metterli in circolo. Così inseriti in questo circuito d’amore è più facile scoprire qual è il proprio modo d’amare nella Chiesa e nel mondo.
Allora l’animatore di un gruppo ministranti è una specie di talent scout: un cercatore di nuovi talenti.  Questo non vuol dire cercare di selezionare “i migliori” emarginando gli altri, ma al contrario scovare il meglio in ogni bambino/a, ragazzo/a che gli sono affidati perché ognuno diventi ciò che è chiamato ad essere, diventi pienamente se stesso passo dopo passo.
Ogni persona è un “valore” e in tutti è racchiuso un tesoro inestimabile: così l’animatore di un gruppo ministranti non getta mai la spugna, non si scoraggia se qualcosa non va alla perfezione, ma con fantasia e tenacia si adopera a sottolineare sempre il positivo e non a rimarcare dieci difetti.
Non a caso educare viene da e-ducere che significa tirar-fuori.  

Uno che fa il tifo…
L’animatore di un gruppo ministranti “fa il tifo” per i suoi ragazzi. Egli sa creare un clima di incoraggiamento per stimolare i ragazzi a crescere e ad apprendere. L’animatore sa “far sognare”, cioè sa mostrare ciò che ogni ragazzo può essere, disegnando orizzonti alti. E’ raro ed impossibile che sulla sua bocca si trovino espressioni del tipo: “Sei proprio uno stupido” o “con te non c’è niente da fare”, egli ha la pazienza di interessarsi.
Interessarsi. Don Milani era solito ripetere “I care”: mi sta a cuore, mi interesso, mi prendo cura di te. E’ importante avere con ognuno dei ragazzi, senza preferenze, un rapporto diretto; conoscerli, interessarsi a ciò che fanno e che vivono, facilitare la comunicazione tra di loro.
Sappiamo bene che gruppo ministranti non è un semplice momento di passaggio della vita di questi ragazzi, perché, come abbiamo avuto modo di sottolineare altre volte, non si fa i ministranti, si è ministranti. Il gruppo ministranti è un momento di crescita, in cui si impara a sognare il Sogno di Dio nel ritmo del servizio concreto all’altare e nella vita di tutti i giorni.

Uno che si protende in avanti…
Tutto questo presuppone che l’animatore del gruppo ministranti, qualunque età abbia, è uno che non si considera mai arrivato, che non si pone dieci gradini sopra i ragazzi come una figura inavvicinabile. E’ capace al contrario di mettersi in gioco e lottare per migliorare se stesso poiché, come sottolineava Romano Guardini, «la più potente forza di educazione, consiste nel fatto che io stesso, in prima persona, mi protendo in avanti e mi affatico a crescere… è proprio il fatto che io lotto per migliorarmi, ciò che dà credibilità alla mia sollecitudine pedagogica per l’altro».
Un animatore di un gruppo ministranti allora cura la sua amicizia con Dio, cerca di vivere la sua vita seconda una misura alta.
Come cura l’amicizia con Dio? Valorizzando la partecipazione all’Eucaristia; curando la preghiera quotidiana perché diventi momento dell’incontro con Dio, fondamento della propria vita, coltivata con una pluralità di atteggiamenti (attenzione, ascolto, espressione, silenzio, canto, ringraziamento, contemplazione…).  Si accosta con frequenza al sacramento della Penitenza perché l’amore verso Dio e verso il prossimo possa crescere nell’autenticità. Vive la Parola di Dio, la mette cioè in pratica e si lascia scavare da essa.

Qual è dunque lo spirito dell’animatore di un gruppo ministranti?

  • Ha a cuore i ragazzi e ha i ragazzi nel cuore: non si è animatori perché non c’era niente di meglio da fare, ma perché chi abbiamo di fronte è importante e ci interessa stare lì.
  • Fare dell’empatia il proprio mantello e della sensibilità il proprio cappello: cioè sapersi mettere nei panni dell’altro per capire e percepire i loro vissuti, com-prendere (nel senso di prendere su di sé) le loro cose belle e anche i piccoli dolori. La sensibilità è quella di chi non giudica alla prima occhiata, che non sentenzia senza pietà, ma accoglie tutti con lo stesso calore e offre a tutti la possibilità di essere se stessi, senza etichette sociali né ruoli rigidi. Pensare che un “silenzioso” non abbia mai niente da dire, un “contestatore” brontoli sempre, un “gregario” non prenda mai l’iniziativa è pericoloso: dietro il silenzio, dietro il borbottio, dietro quel pizzico di insicurezza non stiamo ascoltando tante idee belle e significative e stiamo solo sciupando tante potenzialità.
  • Non sentire ma ascoltare, non vedere ma guardare: cioè andare al di là delle parole e cogliere il significato profondo. Lo sguardo lo si può distinguere per superficialità o per profondità. L’animatore di un gruppo ministranti ha uno sguardo “creativo”, che purifica, diremo quasi oblativo, uno sguardo trasparente. Egli sa cosa vuol dire: «Lampada del tuo corpo; l’occhio. Per questo, se il tuo occhio è sano tutto il tuo corpo sarà nella luce, mentre se il tuo occhio è malato tutto il tuo corpo sarà tenebroso.» (Mt 6,22).
  • Come dice un detto: coltivare l’arte e metterla da parte. Un animatore di un gruppo ministranti è un mix di arte innata e di studio. Dà un lato c’è la sensibilità, la voglia di mettersi in gioco che spinge a fare tesoro di ogni esperienza e ad imparare sempre; dall’altra la confidenza teorica con concetti, dinamiche. Insomma doti personali e studio di ciò che serve vanno a braccetto.

Questo vuol dire che l’animatore di un gruppo ministranti ha un comportamento trasparente, congruente e autentico. Egli non è autoritario, ma sa comunicare valori, si comporta esprimendo quei valori, per questo la sua autenticità coinvolge anche i ragazzi secondo uno stile dinamico e relazionale.

 
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