5 ingredienti per una buona riuscita del gruppo ministranti Approfondimenti e Formazione

Ogni animatore di un gruppo ministranti desidera come prima cosa, probabilmente, che il proprio gruppo serva all’altare nella maniera migliore possibile, che viva una autentica esperienza di preghiera anche prestando il proprio servizio e che cresca sempre più nella capacità di mettersi in gioco per il Signore.

esploratorePoi ricomincia un nuovo cammino annuale, si inseriscono i nuovi, alcuni preferiscono lasciare, altri riprendono la loro avventura di servizio e l’animatore si trova a che fare con situazioni diverse: magari i nuovi all’inizio hanno la testa altrove e si teme sempre possano combinare qualche disastro, mentre verso i veterani ci si chiede come aiutarli ad andare più in profondità nel proprio servizio e a mantenere alta la motivazione.

Di fronte a queste situazioni e a tante altre che si presentano qualche animatore si chiede magari come fare. Alcuni altri animatori hanno ormai sperimentato quale può essere il modo migliore per accompagnare i propri ministranti di anno in anno.

Abbiamo così provato a raccogliere i cinque ingredienti fondamentali per avviare il nuovo anno nella maniera migliore possibile:

  1. Prima del come viene il perché: certamente si desidera che il servizio ad ogni celebrazione sia impeccabile, ma se non si sa il “perché” profondo del proprio servizio e non lo si approfondisce allora diventa anche più difficile servire al meglio. I ragazzi che svolgono il servizio dei ministranti non sono solo delle semplici comparse che devono imparare alcuni movimenti e compiti; i compiti e i movimenti che sono chiamati a svolgere nascono dal partecipare con tutto se stessi alla celebrazione eucaristica. Il cammino dei ministranti è una grande occasione per educarsi a cosa sia la preghiera, ad andare sempre più in profondità nell’amicizia con Dio. Perché si serve? Per Gesù, certamente. È importante quindi allenarci ad andare sempre alla fonte del servizio: perché faccio questo movimento e questo compito in questa celebrazione? E soprattutto…per Chi lo faccio?
  2. giovane-esploratore-con-l_4dbed2e28ae99-pNiente è piccolo di ciò che è fatto per amore: ogni gesto nella liturgia nasce da un significato profondo che è legato a quella esperienza di Dio che in Gesù Risorto si dischiude per ciascuno di noi in maniera speciale proprio nella celebrazione eucaristica. Se si desidera che ogni cosa non venga fatta con superficialità ma con precisione, è importante che venga fatta con amore. E l’amore nasce dal conoscere in profondità. Rimproverare senza spiegare il perché è già un fallimento. Ma anche spiegare una cosa (un compito o un servizio) senza presentare in maniera semplice il suo significato non aiuta a crescere. C’è bisogno di trasformare ogni momento di dialogo in una occasione per crescere, con naturalezza e senza pesantezza. Ecco anche perché sono importanti gli incontri formativi e non solo le prove di servizio. Un incontro formativo al mese che si muova lungo l’itinerario formativo dell’anno aiuta e sostiene i valori e le motivazioni che guidano il ragazzo all’incontro con Gesù. Le prove del servizio aiutano a preparare bene una celebrazione e non necessariamente vanno fatte ogni settimana, vanno collocate nel momento giusto, in maniera tale che i ragazzi non siano appesantiti. Nei gruppi più costanti e con più lunga tradizione formativa, ci si può anche incontrare ogni settimana. Gli incontri formativi dei sussidi sono fatti inoltre per essere suddivisi in più momenti.
  3. trainingPasso dopo passo: i ragazzi/e che desiderano vivere l’esperienza del servizio liturgico, lo sappiamo bene, hanno risposto a una prima chiamata che Dio ha loro rivolto e che è nata nel loro cuore, mediata magari da un amico, da un catechista, dallo stesso responsabile, dal sacerdote oppure è nata nel profondo del proprio animo. Ma quel “seme” perché diventi una pianticella rigogliosa ha bisogno di cure, non cure ossessive e nemmeno cure trascurate, molto semplicemente occorre accompagnare con gradualità i ragazzi e avere tanta pazienza con loro. L’obiettivo non è farne “statue da museo”, ma aiutarli a crescere passo dopo passo nell’amicizia con Gesù. Alcuni continueranno, faranno importanti esperienze di vita cristiana, altri magari ad un certo punto lasceranno, ma ciò che è più importante è che nel corso della loro vita l’esperienza del servizio liturgico sia stata un momento che li ha fatti crescere nella loro vita di fede e la continui a sostenere. Per questo motivo in “Accompagnare i ministranti” e “Sempre in Via” si propone di impostare per ciascuna età delle tappe formative. Il criterio della gradualità dunque.  Come nelle squadre sportive ci sono momenti di allenamento e gli allenamenti sono disposti con intensità e modalità adeguate ai giocatori, al periodo della stagione e alle loro condizioni; così è un po’ anche per il cammino formativo dei ministranti.
  4. Avere cura del più piccolo: Gesù nel Vangelo ci ricorda che qualunque cosa faremo al più piccolo dei nostri fratelli l’abbiamo fatta a Lui. Il più piccolo non necessariamente è il più piccolo anagraficamente, ma sono coloro che sono più bisognosi, più fragili, più limitati, o anche coloro che magari mettono più alla prova noi stessi. Unire fermezza a comprensione, ascolto a decisione, vicinanza a capacità di accompagnare sono tutti ingredienti per aver cura di coloro che ci sono affidati. In quale gruppo non c’è il nuovo ministrante che è più irrequieto degli altri? Raccontava un animatore di un ministrante ritenuto dalle sue catechiste un caso disperato, uno capace solo di disturbare e di non stare mai fermo. Effettivamente le prime esperienze sull’altare per la new entry non furono certe tra le più tranquille. Ma il suo animatore del gruppo ministranti non ha mai smesso di credere in lui. Ha rimproverato qualche volta, ma con dolce fermezza; invece molte altre volte ha sottolineato il positivo, ha fatto notare le cose buone che riusciva a fare, lo ha sostenuto nel suo impegno. Ciò è avvenuto con gradualità negli incontri di gruppo e nella preparazione alla messa. Tutto questo senza dimenticarsi di prendersi cura di tutto il gruppo. Quel ministrante adesso è uno dei più assidui e costanti, uno dei più in gamba. Con buona pace delle sue catechiste.
  5. Zaino leggero e orecchio a terra: saper ascoltare le esigenze e le domande profonde dell’altro è una qualità molto importante per ogni animatore, non finiremo mai di imparare quest’arte. Ma proprio quest’arte ci aiuta a saper indirizzare al meglio le nostre energie e i nostri sforzi. Nel cammino educativo che viviamo insieme è però importante anche avere un buon zaino con gli strumenti. Stiamo compiendo un viaggio e dobbiamo camminare equipaggiati. Ma per evitare di affaticarci troppo abbiamo bisogno di uno zaino leggero ma completo. Cosa dovrebbe avere concretamente nel proprio “zaino educativo” l’animatore del gruppo ministranti? Certamente un piccolo manuale per il servizio liturgico, poi una guida formativa per l’animatore con tutti i trucchi del mestiere, infine il sussidio annuale con gli incontri da proporre durante l’anno. In questo modo tutte le dimensioni (umana, spirituale e liturgica) saranno curate al meglio. Anche i ragazzi sono chiamati ad avere un loro simbolico zainetto formativo: avere un piccolo libretto per il servizio liturgico e avere con sé il sussidio annuale è un segno concreto di ciò che stanno vivendo. Alcuni gruppi ogni anno preparano materialmente una piccola sacca che o durante il primo incontro o alla celebrazione del mandato viene consegnata ai ragazzi: in essa si trovano il sussidio annuale, il libretto del servizio e un piccolo rosario o una piccola croce.

 

 

 


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