Viviamo la Messa: la Liturgia Eucaristica Viviamo la Messa

Processione per l’offerta dei doni

Alla processione offertoriale non si è solo spettatori passivi, ma nel segno dell’offerta del pane e del vino e di altri doni «per la necessità della Chiesa e dei poveri» (101) è simboleggiata anche l’offerta della nostra vita, non in maniera astratta e idealistica o quasi sentimentale, ma concreta: l’offerta della giornata o della settimana che si è vissuta, di quella situazione particolare che ci ha resi lieti o di quella preoccupazione che, ne siamo certi, Egli accoglierà…

La processione offertoriale rende dunque visibile la nostra partecipazione al sacrificio di Gesù.

Sin dall’antichità i fedeli, mentre si recavano all’altare cantando e portando pane e vino, si inserivano da soli nel sacrificio di Gesù. Non c’era dunque bisogno di altri segni per testimoniare la donazione di sé stessi.

La preparazione dei doni

Mentre il sacerdote prepara i doni, al gesto si uniscono le parole, parole di benedizione e di ringraziamento nei confronti di Dio all’inizio, che esplicitano il significato dell’offerta che viene presentata all’altare.

Il mischiare l’acqua con il vino ha un significato tutto particolare: «L’acqua unita al vino – dice il sacerdote mentre compie questa operazione – sia segno della nostra unione con la vita divina di colui che ha voluto assumere la nostra natura umana». Gesù, Figlio di Dio, si è fatto uno di noi, ha condiviso tutto della nostra vita di uomini e noi, per mezzo di lui, siamo resi partecipi e introdotti in quella vita divina che Egli, dall’eternità, viveva nel seno del Padre.

«Si può fare l’incensazione dei doni posti sull’altare, per significare che l’offerta della Chiesa e la sua preghiera si innalzano come incenso al cospetto di Dio» (51).

Perché si incensa anche l’assemblea e il sacerdote? Perché ciascuno di noi è annoverato tra quei doni che l’incenso avvolge. L’incenso è in questo caso come un “indicatore di direzione”: avvolge i doni, anche noi quindi, e salendo verso il Cielo indica la direzione dell’offerta che il Signore accetta.

La preghiera eucaristica

In questo momento della celebrazione sono pochi i gesti, in evidenza sono soprattutto le parole di Gesù.

Il sacerdote, a nome dell’assemblea, eleva questa preghiera di ringraziamento e santificazione per Cristo al Padre.

Ad un dato punto egli invoca lo Spirito Santo (ed è qui che ci si inginocchia!) stendendo le mani sulle offerte, gesto che dura pochi secondi e che si tramuta subito in un segno di croce: poiché ogni santificazione parte dalla croce.

Come si legge nell’introduzione al Messale al n.3 il fatto che il sacerdote si inginocchi, mostri l’ostia consacrata ai fedeli e ripeta ancora l’inchino, la sollevazione del calice e la genuflessione sta a richiamare il ringraziamento e l’adorazione.

«Il significato di questa preghiera è che tutta l’assemblea si unisca insieme con Cristo nel magnificare le grandi opere di Dio e nell’offrire il sacrificio» (54).

Il segno di pace

Con il rito della pace i fedeli «implorano la pace e l’unità per la Chiesa e per l’intera famiglia umana, ed esprimono fra di loro l’amore vicendevole, prima di partecipare all’unico pane»(56).

Tutto il significato della preghiera che introduce il segno è che Gesù è il punto di partenza e il punto di arrivo della pace vera.

Nello scambio della pace i fedeli si danno spontaneamente la mano, si guardano amichevolmente e si scambiano un augurio conveniente.

Il momento della comunione

La frazione del pane che simbolicamente ci ricorda che noi siamo parti, membra, di un unico Corpo.

Mangiando il Corpo di Gesù noi siamo trasformati in un altro Gesù. Anche il fratello che mi è accanto è un altro Gesù e come tale lo devo amare. Come un corpo è composto, appunto di molto membra, ognuna con una sua particolare specificità, così anche noi nella nostra diversità abbiamo un posto speciale e unico in questo Corpo che è la Chiesa.

Il segno del pane ci rimanda, da un lato, la condivisione e l’amore reciproco che ci lega attorno ad un’unica mensa; dall’altro venendo spezzato ci viene ricordata una realtà bellissima e vera: noi tutti siamo uno in Gesù.

Il canto di comunione serve proprio a farci tenere sempre presente questo: «esso ha lo scopo mediante l’accordo delle voci l’unione spirituale di coloro che si comunicano, dimostrare la gioia del cuore e rendere più fraterna la processione di coloro che si accostano a ricevere il Corpo di Cristo»(n.56i).


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